Sulle modalità di tassazione della sentenza che riliquida il conto corrente che annulla clausole contrattuali

Avv. Giuseppe Mappa


CTP Verbania n. 14 del 26.10.2020

La Commissione Tributaria di Verbania precisa le modalità di tassazione della sentenza di riliquidazione del conto corrente bancario che annulla clausole contrattuali

Testo della sentenza

Commissione Tributaria Provinciale di Verbania n. 14 del 26.10.2020

FATTO E DIRITTO

E’ stato impugnato l’Avviso di liquidazione imposta di registro n. xxxxxxxxxxxxx notificato il xxxxxx 2019 dall’Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale di xxxxxxxxxxxx Ufficio Territoriale di Verbania.

Con il suddetto avviso l’Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale di xxxx Ufficio Territoriale di Verbania richiede il pagamento della complessiva somma di € xxxx a titolo di imposta di registro (pari ad € xxxx00) e spese di notifica (€ 17,50), in relazione alla registrazione della sentenza n. xxxxx/2018 emessa dal Tribunale di Verbania in data xxxxxxx 2018.

La suddetta liquidazione è stata determinata applicando, ai sensi dell’art. 8, comma 1, lettera b) della Tariffa, Parte Prima, allegata al DPR n. 131/1986, l’aliquota proporzionale del 3% all’importo del saldo di dichiarazione di nullità ai alcune clausole contrattuali, in particolare quella sull’anatocismo trimestrale degli interessi debitori e, pertanto, ricade nell’alveo di applicazione della disposizione citata.

Si legge nella parte dispositiva della sentenza prima riportata che “in accogli-mento della domanda proposta da xxxxxxxxxxxxxxxx S.p.A. ricalcolato il saldo effettivo del conto corrente xxxxxx intercorso tra la stessa e la Banca San Paolo Imi S.p.A. (oggi Intesa Sanpaolo S.p.A.), dal xxxxx 1991 alla data di estinzione del conto xxxxxx 2009, con esclusione della capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi, degli interessi ultralegali non pattuiti, delle commissioni di massimo scoperto e delle spese di tenuta conto non pattuite nonché con equiparazione delle valute con la data delle operazioni, tenuto conto della prescrizione per le pretese restitutorie con riferimento a pretese solutorie anteriori al 30.1.2005, in € xxxxxx, 72 a credito della correntista, ricalcolato altresì il saldo effettivo del conto corrente xxxxxx intercorso tra la stessa e la Banca Commercia/e Italiana S.p.A. (oggi Intesa Sanpaolo S.p.A.), dal xxx.2008 alla data di estinzione del conto cxxxx.2014, con esclusione delle commissioni di massimo scoperto e delle spese di tenuta conto non pattuite nonché con equiparazione delle valute con la data delle operazioni, in € xxxx,24 a credito della correntista, condanna Intesa Sanpaolo S.p.A. , in persona del legale rappresentante pro tempore, a pagare a favore dell’attrice la somma di € xxxxxxxx,96, oltre interessi legali dalla data della domanda del saldo”.

Come noto, scopo della norma nel cui ambito va attratta la fattispecie di causa (art. 8, lett. e), Tariffa Annessa al DPR n. 131/1986) è evitare di assoggettare a imposta proporzionale la registrazione di una sentenza, come quella in oggetto, che preveda il mero ripristino di una originaria situazione patri­moniale, senza manifestazione di trasferimento di capacità contributiva.

In tale direzione la Corte di legittimità (sia pure rispetto al r. d. 30 dicembre 1923 n. 3269, ma il principio ivi chiarito è chiaramente estensibile alla fatti-specie} ha precisato che: “in tema di imposta di registro, la sentenza che di-chiari la nullità di un contratto, anche con conseguenziale condanna di una parte alla restituzione delle somme o valori che abbia ricevuto dall’altra in esecuzione del contratto stesso, non è assoggettabile, con riguardo a tale condanna, alla tassa graduale di cui all’art. 68 del r.d. 30 dicembre 1923 n. 3269, e sconta la sola tassa fissa, ai sensi del successivo art. 69, atteso che detta condanna non determina “ex novo” un passaggio di ricchezza da considerare cespite tassabile bensì soltanto il debito ripristino della situazione originaria che segue alla declaratoria della nullità del trasferimento” {in senso conforme: cfr. Cass. Sez. trib. 25 febbraio 2009, n. 4537; Cass., sez. trib., 25 febbraio 2006 n. 13315; anche Cass. 8 agosto 1988, n. 4882}.

Tanto chiarito e ricordato che quella di registro è imposta d’atto, per cui laddove l’atto da registrare sia una sentenza, per stabilire i presupposti e i criteri della tassazione occorre fare riferimento al contenuto e agli effetti che emergono dalla sentenza stessa {Cass. Sez. trib. nn. 23:2.43/2006 e 1758.4/2012). Ebbene gli effetti meramente ripristinatori della pronuncia in esame emergono con estrema chiarezza non solo dal dispositivo ma anche dal contesto motivazionale della decisione resa dal Giudice che, in conseguenza dell’accoglimento delle contestazioni di nullità celle clausole del contratto di conto corrente oggetto di causa, ha rielaborato il rapporto di conto corrente e determinato il nuovo saldo, con sostanziale restituzione all’attrice delle somme che, seco do il Giudice, la Banca aveva indebitamente percepito. Somme, peraltro, che non vengono riconosciute alla Società a titolo di risarcimento danni di tipo contrattuale ovvero extracontrattuale.

La sentenza in discussione, quindi, si è limitata a ristabilire l’originaria situazione patrimoniale esistente tra le parti e, pertanto, ricade nell’ambito di applicazione dell’art. 8, comma 1, lettera e, della Tariffa, Parte Prima, allegata al DPR n. 131/1986, sicchè deve essere tassata nella sola misura fissa e nulla risulta ulteriormente dovuto a titolo di imposta di registro.

La peculiarità e particolarità della fattispecie ancora non definita in una giurisprudenza univoca e costante giustifica la compensazione delle spese

PQM

La Commissione accoglie il ricorso. Compensa le spese tra le parti.

 

Condivi con:
STAMPA