Responsabilità del maggiorenne: la consapevolezza dopo i 18 anni

Compiere 18 anni rappresenta un momento importante nella vita di ciascuna persona, perché segna il passaggio dall’età della spensieratezza all’età adulta.
Il maggiorenne è titolare delle sue azioni e ne risponde personalmente sul piano patrimoniale.

Il maggiorenne sul piano giuridico

Ebbene, dopo aver festeggiato il 18° compleanno è opportuno acquisire una nuova consapevolezza dei fatti e degli atti della vita.
In altre parole, il maggiorenne deve prestare attenzione alle sue azioni e/o omissioni che compie perché le stesse incideranno sulla sua sfera giuridica.

Ai sensi dell’art. 2 del c.c. l’attitudine del soggetto a compiere atti che incidono nella propria sfera giuridica si acquista con la maggiore età, ossia al compimento del 18° anno e si conserva fino alla morte, a meno che non venga meno nei casi previsti dalla legge.

La capacità di agire e il patrimonio

Limitando il tema solo alla sfera patrimoniale, dobbiamo evidenziare che al compimento della maggiore età si può disporre dei propri beni patrimoniali, contrarre affari, costituire società, aprire una partita iva, comprarsi un auto e altro. Tutte questi azioni sono particolarmente delicate e le conseguenze patrimoniali ricadono direttamente su chi le compie.

Prima dei diciotto anni si è minori, quindi le conseguenze delle azioni che comportano una responsabilità patrimoniale le pagherebbero i genitori; dopo, le azioni incideranno direttamente sul patrimonio del maggiorenne.

Il piacere, la buona fede e il patrimonio

Capita spesso che al compimento della maggiore età, familiari stretti, parenti prossimi, anche amici o addirittura conoscenti propongono affari, chiedono cortesie e piaceri, che al momento appaiono bazzecole e attività senza responsabilità alcuna, e perché no, attività dove si può guadagnare anche qualcosa. A volte persino un padre, in tutta buona fede, può chiedere al figlio appena maggiorenne: diventa amministratore di questa società, o presta il nome a tuo zio che sta in difficoltà.

Il tutto condito con rassicurazioni: “non ti preoccupare me la vedo io”, o “tuo zio gestisce l’aspetto amministrativo e contabile, per cui, non ci saranno problemi”.

Generalmente, più ci si allontana dalla sfera familiare più si ha la probabilità di incappare in situazioni ambigue.

Cosa devo fare?

Non ti possiamo dire cosa devi fare, ma ti possiamo indicare la strada per prestare più attenzione.
Innanzitutto, quando ti verrà proposto qualsiasi tipo di attività, o di servizio, presta molta attenzione e curati, personalmente, degli aspetti amministrativi, fiscali e contabili.

Non fidarti ad occhi chiusi, non firmare senza prima valutare. Consulta un professionista.  Prestare “il nome”, aprire una partita iva, diventare socio di una società, o altro, implicano una serie di responsabilità fiscali e personali che vengono per lo più trascurate. Trascurando queste raccomandazioni, potresti trovarti tra dieci anni sommerso di debiti e non riuscire più a gestirli.
Il consiglio quindi è: prestare attenzione e occuparsi personalmente di tutto.

La c.d. testa di legno

Un fenomeno in continua crescita, causato anche dalle particolari condizioni economiche attuali, è il fenomeno della testa di legno ovvero il prestanome.
Il prestanome è quel soggetto a cui vengono intestati beni, quote sociali, o viene nominato amministratore di società, senza essere il vero proprietario.
Egli presta semplicemente il nome; il più delle volte si tratta di soggetti nullatenenti che accettano o si propongono, dietro un compenso, di essere intestatari di beni o amministratori di società.
Il nullatenente pensa, va bè…ma che mi fanno! Non ho niente. Poi si vede!

Tralasciando in questa sede i profili di responsabilità penali e circoscrivendo l’indagine al profilo della responsabilità patrimoniale, il prestanome che pensa: “oggi non sono proprietario di niente, poi si vedrà”, commette un grave errore.

Questo perché il debitore risponde dei suoi debiti con tutti i suoi beni presenti e futuri ex art. 2740 cc.

Oggi potresti non risponderne perché non hai beni, ma domani non sai cosa può succedere al tuo patrimonio.

 

 

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