Avv. Giuseppe MAPPA
Notifica sentenza da Indirizzo Pec non certificato e non presente nei pubblici Registri – Inesistenza-
-L’assenza degli atti esattivi pregressi determina l’illegittimita’ di quelli successivi
-La chiamata in causa dell’Ente Creditore da parte del Concesisonario, deve essere promossa direttamente nei termini di legge e non puo’ essere oggetto di richiesta alla Commissione
La Commissione Provinciale di Taranto statuisce che la notifica di un atto esattivo a mezzo Pec effettuata DA un indirizzo non certificato e non presente nei Pubblici Registri e’ INESISTENTE e non puo’ farsi neppure applicazione dell’art. 156 cpc.
CTP Taranto Sentenza n 314\2021
, depositata il 12.04.2021-
FATTO E DIRITTO
Il contribuente ha proposto l’odierno ricorso contro l’atto indicato in epigrafe e ne ha chiesto l’annullamento.
Si è costituito in giudizio I ‘agente della riscossione il quale ha chiesto il rigetto del
ricorso medesimo, ritenuto infondato.
Il ricorso deve essere accolto.
innanzitutto va detto che il concessionario si è costituito in giudizio e non ha fornito la prova in ordine all’esistenza e alla rituale notificazione di un pregresso avviso di accertamento che sarebbe stato notificato nel 2016.
Peraltro la richiesta di chiamata in causa dell’ente impositore doveva essere effettuata direttamente dall’agente tenuto conto che il giudice tributario non ha nessuna facoltà di disporla, trattandosi di litisconsorzio facoltativo(Cass. 164212021).
Peraltro tale richiesta sarebbe tardiva ai sensi dell’articolo 23 del decreto 506 del 1992.
Pur dovendosi aggiungere che la notifica ad un indirizzo pec non presente nei pubblici registri non certificata deve considerarsi inesistente e dunque non suscettibile di sanatoria ai sensi dell’articolo 156 del codice di procedura civile che, com’è noto, può trovare applicazione solo nei casi di nullità e di raggiungimento dello scopo dell’atto nullo, ma non è applicabile ai casi di inesistenza.
I detti motivi si appalesano assorbenti rispetto a quelli formulati residualmente nel ricorso.
Il ricorso deve dunque essere accolto. Le spese e le competenze seguono la soccombenza e sono
liquidate come in dispositivo.
P.Q.M.
La commissione accoglie il ricorso e annulla l’atto impugnato.
Pone a carico della parte resistente le spese e le competenze di lite liquidate in euro 250, oltre al rimborso del contributo unificato.