Dieci domande sulla legislazione e le normative riguardanti le PMI

Qual è la legislazione attuale e quali saranno i provvedimenti futuri

Di cosa parleremo in questo articolo:

  1. In che stato versano attualmente le PMI, a livello normativo?
  2. Qual è uno dei gravi problemi ancora non risolti dalla normativa?

  3. Da un punto di vista pratico, come bisognerebbe muoversi?

  4. Come stiamo affrontando l’emergenza?

  5. Quali sono gli interventi normativi a riguardo?

  6. Si sta cercando di colmare qualche eventuale vuoto?

  7. Quali saranno le ripercussioni che subiremo nel momento in cui arriverà la seconda fase dell’emergenza?

  8. Come ci dovremo comportare, quando sarà passata l’emergenza?

  9. Quali interventi sarebbe auspicabile affrontare per le PMI?

  10. Cosa augura, da avvocato, ai professionisti e agli imprenditori, per tutelarsi in futuro?

L’emergenza COVID-19 ha portato molte aziende a dover effettuare scelte non sempre facili.

Licenziamenti, cassa integrazione, riduzioni varie; tutto in funzione della salvaguardia aziendale.

Il Governo, in questo caso, dovrà riformare la legislazione attuale – burocrazia compresa – per facilitare la ripresa e rilanciare l’economia.

Ho scelto di intervistare l’Avvocato Pino Cupito, per comprendere meglio l’attuale panorama e gli eventuali provvedimenti che potrebbero essere presi per tutelare i professionisti e gli imprenditori.

In che stato versano attualmente le PMI, a livello normativo?

Il panorama delle PMI è molto complesso e variegato.

Negli ultimi anni si registra una crescente difficoltà “gestionale” dovuta all’ingente mole di norme e circolari in continua evoluzione ed aggiornamento che finiscono con l’incidere notevolmente, e purtroppo negativamente, sull’agilità e sulle performances delle aziende.

Basti considerare le innumerevoli norme in materia fiscale, a quelle in materia di lavoro e previdenza oppure a quelle in materia di sicurezza, per comprendere come tale imponente impianto normativo, di fatto, si traduca in un’inevitabile compressione o addirittura, in alcuni casi, in un completo sacrificio delle possibilità di sviluppo fisiologico del business aziendale.

A ciò va aggiunto che le leggi gravitanti intorno al mondo “azienda” risultano molto spesso di non agevole comprensione per gli imprenditori nonché soggette a molteplici e contrastati interpretazioni da parte degli operatori.

L’attuale emergenza COVID-19 e in particolare le conseguenti misure contenitive del contagio, adottate dal Governo centrale e dalle regioni, non hanno fatto altro che evidenziare detti punti nevralgici del settore che da tempo richiedono attenzione.

Qual è uno dei gravi problemi ancora non risolti dalla normativa?

Gli ultimi dati contenuti nei report sull’andamento delle PMI nell’anno 2019 sono abbastanza indicativi di un sistema molto ingessato e pregiudizievole per gli affari.

Sotto un profilo eminentemente pratico, viene in rilievo soprattutto la lentezza del recupero del credito ed il crescente costo dei contenziosi.

L’attuale condizione della giustizia italiana – e delle relative procedure di recupero coattivo – impedisce alle PMI di poter contare su crediti, giacenti e in sofferenza, vantati nei confronti di privati inadempienti.

Per non parlare del trattamento privilegiato che l’Amministrazione Pubblica riserva a sé stessa nel caso in cui diventa “debitrice” di una società privata per lavori e/o servizi da quest’ultima eseguiti.

Tutto ciò si traduce inevitabilmente in tre conseguenze, ovvero:

  1. una grave sofferenza finanziaria delle PMI, che di fatto preclude ogni positivo slancio di crescita;
  2. un pregiudizio per la competitività aziendale;
  3. una sfiducia delle PMI nei confronti della giustizia ed una conseguente rinuncia alla tutela dei propri diritti.

Da un punto di vista pratico, come bisognerebbe muoversi?

Appare piuttosto evidente che, in pratica, urge provvedere a uno snellimento delle procedure e a una semplificazione normativa, atta ad alleggerire i numerosissimi adempimenti cui sono costrette le PMI, a volte anche solo per essere in regola con le previsioni legislative del settore di riferimento.

L’accesso al credito bancario, i rapporti con il fisco, la gestione dei crediti in sofferenza, la gestione economica del personale dipendente, la gestione dei pagamenti e il mantenimento dei requisiti per l’accesso a gare pubbliche, sono probabilmente soltanto alcuni degli ambiti a cui prestare maggiore attenzione e che necessitano di un approccio più flessibile.

Ovviamente, non può negarsi che l’adozione di possibili soluzioni presuppone necessariamente il contemperamento di molteplici interessi in gioco.

Sotto altro profilo, si rende ancor più importante un intervento legislativo teso ad un concreto allentamento della morsa fiscale e quindi della tassazione delle imprese.

Molto spesso, numerosi progetti d’investimento sono di fatto impediti dal considerevole carico fiscale che lo Stato impone ancor prima che l’attività programmata sia soltanto realizzata.

È dunque evidente come l’odierno status quo e l’approccio sino ad oggi adottato dal Legislatore finisca per “gambizzare” gran parte delle iniziative imprenditoriali e progettuali su tutto il territorio nazionale.

Infine, ulteriore legaccio alla capacità aziendale della PMI è rappresentato da una ormai onnipresente e asfissiante burocrazia, che impedisce la rapida adozione di linee programmatiche aziendali e, in alcuni casi, scoraggia gli imprenditori da molte pregevoli iniziative.

Come stiamo affrontando l’emergenza?

L’emergenza COVID-19 sta piegando in due l’intera economia italiana.

Come è facile comprendere, tale situazione impone al Governo di effettuare scelte tutt’altro che semplici.

Moltissime attività, purtroppo, sono state colpite tanto gravemente dalla crisi che, con ogni probabilità, non riusciranno a riprendere il normale ciclo delle attività neppure a seguito della pandemia.

Si stima infatti che, in qualora la morsa economica della pandemia dovesse tardare ad allentarsi, il 20% delle PMI potrebbe chiudere definitivamente.

L’effetto domino generatosi è infatti notevole.

Basti guardare il mondo delle locazioni e delle forniture commerciali, nei quali i flussi di cassa si sono praticamente azzerati a causa della drastica contrazione dei pagamenti.

Per non parlare della gestione del personale dipendente: in assenza di un ciclo operativo aziendale “attivo” i lavoratori diventano inevitabilmente un costo non più sostenibile già nel breve periodo.

In molti casi, anche sulla scorta delle norme d’urgenza emanate dal Governo, è stato possibile realizzare una conversione aziendale, al fine di proseguire con la produzione e contenere al meglio i perduranti danni economici.

In altri, sono stati radicalmente cambiati i modelli organizzativi d’impresa sia in termini di spazi occupati sia in termini di ore lavorative: pensiamo allo Smart Working, al tele-lavoro da remoto ecc…

È evidente che la rapida implementazione di nuove regole lavorative è di complessa attuazione pratica, soprattutto in quelle realtà poco digitalizzate o con ristretti ambienti di lavoro.

Difatti, tali nuovi assetti aziendali purtroppo mal s’attagliano alla maggioranza delle piccole e medie imprese italiane, i cui settori merceologici, i modelli di business o le strutture organizzative non consentono, almeno per il momento, l’introduzione di nuovi modelli di gestione.

Inoltre, anche sotto il profilo normativo e giuridico si palesa difficile l’implementazione di nuove forme di lavoro a distanza, soprattutto sotto il profilo della disciplina del rapporto di lavoro.

Quali sono gli interventi normativi a riguardo?

Le misure straordinarie di carattere economico e normativo adottate dal Governo si pongono certamente in un’ottica “assistenziale” nei confronti di ogni operatore economico, dall’artigiano e le partite iva, fino ad arrivare alle imprese.

Tuttavia, la preoccupazione è che dette misure siano inadatte e quindi non in grado di perseguire gli scopi attesi.

Mi riferisco ad esempio alle nuove possibilità di accesso “agevolato” al credito bancario per le attività commerciali, che di fatto si traduce in un malsano indebitamento, il quale va a sommarsi alle gravi perdite di fatturato fino ad oggi subite.

In altri termini, all’esito della pandemia, quando si conteranno i cocci di una situazione economica molto compromessa, chi avrà ottenuto un finanziamento sarà pur sempre tenuto a restituirlo con ogni consequenziale rischio del caso qualora la ripresa tardi ad arrivare.

Peraltro, negli ultimi giorni si sta scoprendo che invero tale accesso al credito, considerata la burocrazia che lo connota, tanto agevolato non è.

Inoltre, attese le garanzie statali che per legge sono state introdotte in relazione a detto credito bancario, in caso di mancato rimborso del finanziamento ottenuto, l’imprenditore si ritroverebbe a fronteggiare l’attacco del fisco teso al recupero le somme non restituite con scenari ben noti.

Ciò nonostante, detta misura è certamente positiva, andrebbe soltanto a mio avviso affiancata ad una più incisiva manovra legislativa tesa all’eliminazione del carico tributario sulle aziende almeno per tutto il 2020.

Si sta cercando di colmare qualche eventuale vuoto?

Il Governo ha posto in essere alcune misure contenitive in campo economico, ma purtroppo, dinanzi al completo blocco di gran parte delle attività produttive, ogni aiuto di Stato è certamente destinato a soccombere.

Malgrado ciò si assiste all’emergere di nuovi settori come quello tecnologico e del digitale che nell’ultimo periodo hanno registrato un positivo incremento percentile degli introiti.

Si aprono nuove posizioni – prima conosciute a pochi – e lo scenario che si profila per il mondo del lavoro è tutt’altro che scontato.

Anche il settore del delivery sta manifestando tutto il suo potenziale, in un momento come quello attuale dove le persone sono portate quasi coattivamente a comprare on line quasi ogni bene di consumo.

La spinta data dal periodo attuale a tale settore suppongo permarrà anche una volta che le cose sia tornate alla normalità.

Quali saranno le ripercussioni che subiremo nel momento in cui arriverà la seconda fase dell’emergenza?

Gli effetti della nuova vita che conduciamo sono già arrivati e sono sotto gli occhi di tutti.

Inoltre, ciò che a mio avviso è molto preoccupante al momento è la c.d. fase 2 dell’emergenza.

Innanzitutto, il rischio di una nuova impennata dei contagi: le conseguenze di una simile circostanza sarebbero nefasti e credo purtroppo incontenibili sotto ogni aspetto.

Da un punto di vista giuridico, sono molte le lacune normative e i danni che da queste certamente deriveranno se non si adottano per tempo adeguate misure gestionali.

Si parla di restrizioni dei flussi di accesso dell’utenza presso gli esercizi commerciali.

Non è detto che tale soluzione potrebbe portare ad una, seppur mite, ripresa degli introiti.

Di conseguenza, la dura contrazione dei ricavi commerciali potrebbe determinare un consistente esubero di personale dipendente divenuto ormai inutilizzabile ed insostenibile economicamente, con ogni conseguente effetto giuridico legato alla crisi del rapporto di lavoro.

Sotto il profilo legislativo si renderà pertanto imprescindibile andare a regolamentare ogni mutamento che la società ha subito durante l’emergenza.

La gestione degli spazi pubblici e aziendali, il lavoro a distanza, le responsabilità medica, i protocolli sanitari, insomma ogni ambito toccato dalla pandemia necessiterà di un intervento normativo attento.

Come ci dovremo comportare, quando sarà passata l’emergenza?

Innanzitutto, si rendono opportune delle riforme che vadano ad incidere profondamente e a livello strutturale sul nostro paese.

Il mondo dell’impresa, del lavoro, del fisco, della ricerca e della giustizia richiedono urgenti interventi di rinnovazione.

Purtroppo, in Italia si assiste al paradosso per il quale se un’azienda è maggiormente produttiva, tanto più il fisco intensifica il proprio controllo e carico fiscale.

Questo impedisce lo sviluppo di molte nuove imprese e start up le quali sempre più spesso, al raggiungimento di specifici limiti dimensionali, delocalizzano ogni forma di produzione o, nella peggiore delle ipotesi, si sradicano completamente dal territorio nazionale, per finire sul più fertile e favorevole territorio estero.

Si parla molto di attrazione di investimenti dall’estero, tuttavia, a mio avviso, il vero salto di qualità potrebbe esser fatto soltanto favorendo l’investimento di capitali nazionali.

E tutto ciò si rende tanto più necessario ove si consideri che all’esito dell’emergenza saremo tutti più cauti, soprattutto nella pianificazione del futuro.

Molti saranno maggiormente propensi ad assumere un atteggiamento attendista e votato al risparmio.

Con molta probabilità si potrà assistere, come invero già si assiste, al calo degli acquisti di beni voluttuari.

Anche il settore dell’edilizia e dell’intera produzione di mezzi di trasporto ha già subito e continuerà a subire una riduzione sensibile delle vendite.

Quali interventi sarebbe auspicabile affrontare per le PMI?

L’auspicio è quello di una maggiore attenzione del Parlamento alle esigenze effettivamente sentite dalle aziende.

Il costo del lavoro, gli incentivi alla produttività e misure analoghe dovranno essere sicuramente al centro del dibattito legislativo.

Tutto ciò, dovrà essere fatto con un occhio molto attento al mondo dei lavoratori dipendenti, alle partite iva e a tutti i soggetti che si riveleranno più deboli anche sotto il profilo normativo.

L’obiettivo dovrebbe essere quello di un equilibrio normativo, purtroppo molto difficile da raggiungere, che garantisca la positiva coesistenza di interessi molto spesso per natura contrapposti.

Cosa augura, da avvocato, ai professionisti e agli imprenditori, per tutelarsi in futuro?

Come dicevamo molte aziende sono riuscite a proseguire la propria attività e a sostenere al meglio i duri colpi delle misure restrittive del Governo grazie all’innovazione.

La capacità di affidarsi a nuovi strumenti di lavoro e a nuovi modelli organizzativi sarà una scelta vincente in ogni caso.

Anche per i professionisti si possono cogliere occasioni che prima, benché alla portata di tutti, non venivano colte nel loro reale valore.

Mi riferisco alla digitalizzazione degli studi professionali, allo studio delle materie giuridiche connesse al web, all’acquisizione di nuove competenze digitali, alla comunicazione on line, ai servizi da prestarsi tramite web, alla creazione di nuove reti di contatti, al personal branding e a molte altre opportunità che oggi forse si vestono di una maggiore rilevanza in ambito lavorativo.

Tutto ciò servirà soprattutto a non essere esclusi.

 

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