Articolo 391-ter c.p. : accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti

Avv. Francesca De Carlo 

E’ stato approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 5 ottobre, il decreto legge 21 ottobre 2020, n. 130, cd decreto sicurezza bis, recante Disposizioni urgenti in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare, modifiche agli articoli 131-bis, 391-bis, 391-ter e 588 c.p., nonché misure in materia di divieto di accesso agli esercizi pubblici ed ai locali di pubblico intrattenimento, di contrasto all’utilizzo distorto del web e di disciplina del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale”.

In tema di ordinamento penitenziario, il decreto in esame che, ricordiamo, sarà presentato alle Camere per la relativa conversione in legge introduce, nell’ambito del Libro II Titolo III Capo II, del codice penale, l’art. 391-ter, in materia di contrasto all’introduzione e all’utilizzo di dispositivi di comunicazione in carcere.

La nuova fattispecie incriminatrice, rubricata “Accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti”, prevede che “Chiunque indebitamente procura a un detenuto un apparecchio telefonico o altro dispositivo idoneo ad effettuare comunicazioni o comunque consente a costui l’uso indebito dei predetti strumenti o introduce in un istituto penitenziario uno dei predetti strumenti al fine di renderlo disponibile a una persona detenuta è punito con la reclusione da uno a quattro anni. Si applica la pena della reclusione da due a cinque anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale, da un incaricato di pubblico servizio ovvero da un soggetto che esercita la professione forense. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, la pena prevista dal primo comma si applica anche al detenuto che indebitamente riceve o utilizza un apparecchio telefonico o altro dispositivo idoneo ad effettuare comunicazioni”.

Si prevede, dunque, un inasprimento delle sanzioni applicate in caso di comunicazioni dei detenuti sottoposti alle restrizioni di cui all’articolo 41 bis dell’Ordinamento Penitenziario i quali, va ricordato, sono già oggetto di una specifica fattispecie delittuosa, cioè quella punita dall’articolo 391-bis del codice penale.

L’inasprimento della pena, in particolare, scatta nei confronti di chi agevola il detenuto sottoposto al regime speciale, nelle comunicazioni con l’esterno: in questo caso la pena passa da due a sei anni e non più da uno a quattro anni. Se, poi, il colpevole è un pubblico ufficiale, un incaricato di pubblico servizio o un avvocato, la reclusione va da tre a sette anni e non più da due a sei anni.

Va evidenziato che la pena della reclusione da uno a quattro anni, si applicherà anche al detenuto che, indebitamente, riceva o utilizzi telefonini od altri dispositivi idonei alla comunicazione con l’esterno, fino ad oggi soggetto solo ad un semplice provvedimento disciplinare.

Si tratta di reato comune, potendo essere commesso da chiunque, salvo l’aggravante speciale allorquando il soggetto attivo del reato sia un pubblico ufficiale, un incaricato di pubblico servizio o un avvocato), a forma libera (nel senso che, ai fini della sua realizzazione, è sufficiente che sia posta in essere una delle condotte individuate in via alternativa).

Il presupposto fondamentale per il rispetto di tale normativa, è quello di garantire l’uniformità di applicazione all’interno dei vari istituti penitenziari, delle norme e delle prassi che caratterizzano la comunicazione, secondo i dettami imposti dalla Costituzione, agli artt. 29, 30 e 31 e che trovano concreta attuazione con l’art. 18 dell’Ordinamento Penitenziario e con l’art. 37 del d.P.R. n. 230/2000.

Scarica il decreto D.L. 21 ottobre 2020, n. 130

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